Pensione di Reversibilità

Pensione di Reversibilità
La pensione di reversibilità è un trattamento in favore dei familiari superstiti, risultanti a carico del lavoratore defunto o del pensionato defunto. Le percentuali variano in base al rapporto di parentele, mentre sono diversi i requisiti per lavoratori e per pensionati defunti.

La pensione di reversibilità è una prestazione economica, in favore del familiare o dei familiari superstiti, che risultavano a carico del pensionato o dell’iscritto alla cassa previdenziale.

E’, pertanto, definita anche come pensione ai superstiti, perché viene erogato al familiare che sopravvive alla morte del pensionato o dell’iscritto.
Bisogna, anzitutto, distinguere due casi: il defunto era pensionato; il defunto era lavoratore.
Nel primo caso, si parla effettivamente di pensione di reversibilità, mentre nel secondo di pensione indiretta.

Hanno diritto alla reversibilità, nell’ordine: il coniuge (anche separato; se la separazione è avvenuta con addebito del superstite, avrà diritto alla pensione, purché gli alimenti gli siano stati riconosciuti dal Tribunale); coniuge divorziato, se ha diritto ad assegno divorzile; figli (naturali, legittimi, legittimati), che al momento della morte del genitore siano minorenni, inabili, studenti o universitari a carico del defunto; nipoti minori, se a totale carico del nonno/a; genitori con almeno 65 anni, purché privi di trattamento pensionistico, risultanti a carico del figlio/a defunto/a; fratelli celibi inabili o sorelle nubili inabili, a carico del defunto alla data della sua morte.

Per il defunto non pensionato, sono necessari, in alternativa, i seguenti requisiti: 780 settimane di contributi oppure 260 settimane di contributi (pari a 5 anni, di cui tre anni maturati nell’ultimo quinquennio).
Per i superstiti, sono dovute le seguenti percentuali, da applicare sull’importo della pensione che il lavoratore avrebbe ottenuto o della pensione erogata al pensionato defunto:

60% solo coniuge; 70% per un solo figlio; 80% per coniuge e un figlio, o due figli, senza coniuge; 100% per coniuge e due figli o per tre o più figli senza coniuge; 15% per ogni altro familiare.
La pensione spetta dal primo giorno del mese seguente al decesso.

In alternativa, la legge consente anche una liquidazione “una tantum”, per i superstiti del lavoratore che non godeva dei requisiti minimi richiesti. La liquidazione può essere richiesta in mancanza di redditi superiori a importi annui prestabiliti, in caso non sussistano i requisiti per la pensione indiretta e qualora non si goda di rendite da infortunio o malattie professionali per il defunto.